UFFICIO POSTALE

by Francesco Pispico


 Italia, Bel Paese, 7/11/2015.

 
Mi reco all'ufficio postale per rispedire un pacco di uno sciaguratissimo acquisto on-line giuntomi difettoso (un teutonico telefono a disco modello anni '60, ultimamente i tedeschi so'diventati tutti figli di Vanna Marchi). Dopo svariate tecniche di training autogeno (il solo logo Poste Italiane mi fa venire l'ulcera), armato di tutto l'aplomb inglese di cui sono capace mi presento allo sportello, con la stampa dell'accompagnatoria scaricata dal sito posteitaliane.it grazie ai codici che il teutonico venditore mi ha Centilmente fornito con eFicienZzZa e per "eFitarre SHpesse a Zuo carico, jawohl?". 
Sguardi smarriti, erranti su altopiani marziani a gravità ridotta dell'impiegata di fronte all'inconsueta richiesta, mentre nella sua scatola cranica i neuroni cercavano disperatamente connessioni e sinapsi ormai perdute chissà dove.
Viene chiamato in causa il responsaBBBBile supremo dell'ufficio pacchi e pacchettini, che con la consueta prosopopea cafonesca da impiegato pubblico della peggior specie mi dice che il serviZZZio (Z dolce salentina) non "esishthe".
Sorrido, e gli faccio vedere il sito delle poste, e la sezione dedicata a ciò che lui, responsaBBBBBBile supremo, non conosce.
Scatta il panico; si riuniscono in 20, tipo riunione d'emergenza nella stanza ovale della Casa Bianca, partono varie chiamate alla Nasa, al CERN, all'FBI, mentre mantengo il mio piglio pacato.
Il responsaBBBBBBile supremo mi concede, alla mafiosetta maniera del paesino di provincia, quasi fosse un favore, di mandare finalmente questo pacco, ma mi informa che la stampa è sbagliata, che devono uscire 27.500 codici a barre e copie, mentre il mio è solo un miserabile A4.
Sorrido di nuovo (questa volta in un misto tra Joker di Batman e Jack Nicholson in Shining) e gli apro il pdf ricevuto via mail (la sua "mèilli", questo post-moderno quanto ignoto strumento satanico) dall'azienda a cui ruba lo stipendio da oltre 30 anni. Non resiste ad altre ferite nell'orgoglio, si alza, fa mille fotocopie della dannata lettera di vettura, collage grossolani di codici a barre mettendo nastro adesivo dappertutto , per poi scoprire che la stampa della ricevuta si adattava perfettamente al foglio che, appena 40 minuti prima, gli avevo dato io.
Mi passa la ricevuta, illeggibile. Lo guardo negli occhi: è guerra. Pretendo la ristampa corretta. Altro comitato Nasa d'emergenza, studi di manuali in sanscrito ed aramaico, divinazioni, offerte sacrificali agli dei della tecnologia, appena altri 20 minuti e ottengo la ricevuta, che in un Paese dove dietro uno sportello postale lavora un normodotato avrei avuto in 2 minuti di orologio.
Esco.
Una signora parcheggiata davanti a me, non considerando sufficienti i 3/4 metri che aveva davanti, viene indietro con lo scalpo che a stento supera il livello dello schienale della sua Panda rossa 45 e mi urta. "Signora!". E lei:" Non e'niente, quante storie!!!".
Perdo l'aplomb inglese e esplodo in un "Nonènienteunpaiodipallevaffanculammammata!" liberatorio.

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